Iper-luoghi: disegnare nuove mappe per i territori del sociale

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L’esperienza dello spazio mobilita le nostre risorse fisiche, sensoriali, cognitive, economiche, sociali e culturali. È un’esperienza totale. Ma l’esperienza dello spazio contemporaneo non è fatta solo di punti fermi, ma anche di movimento, comunicazione e interazionecon altri esseri umani, con forme e paesaggi.

Originally published at http://www.vita.it on February 5, 2020.

Non ci insediamo più in un luogo nella forma del radicamento, ma lo attraversiamo. Michel Lussault insegna all’Università di Lione e alle forme e alle pratiche di questo attraversamento ha dedicato il suo ultimo libro, Iper-luoghi. La nuova geografia della globalizzazione (edizione italiana a cura di Emanuele Casti, Franco Angeli, Milano 2020).

In un iper-luogo, nozione coniata proprio da Lussault, la geografia diventa quella delle persone che interagiscono: è la coreografia dei loro modi di fare, di gestire le distanze e le collocazioni, di separarsi e di mettere in comune qualcosa. Anche solo per pochi istanti. Il bisogno di aggregarsi e di fare insieme si rafforza nella misura in cui la mondializzazione si afferma: questo rende gli iper-luoghi spazi privilegiati di comprensione e di azione.

Luoghi di ieri e luoghi di oggi…
Dobbiamo partire da un fatto: la globalizzazione degli spazi di vita degli esseri umani capovolge completamente il nostro modo di concepire i luoghi. I luoghi di oggi non hanno più nulla a che vedere con i luoghi di ieri. I luoghi di ieri conservavano una certa integrità e autonomia: erano dei “recinti” dentro cui potevano entrare, passare o restare magari per tutto il corso dell’esistenza. I l uoghi di oggi sono, invece, delle” piattaforme”: spazi di connessione dove si incrociano individui, flussi, materiali, oggetti, dati. Sono i nodi di connessione di questi flussi. Siamo dunque passati da un’epoca dove consideravamo i luoghi come dei contenitori a un’epoca dove i luoghi sono delle piattaforme.

Ma le cose stanno cambiando e la geografia contemporanea ha ridefinito la” questione del luogo” in questi termini: ciò che il luogo contiene contribuisce a configurarlo e a farlo esistere come spazio umano specifico. Uno spazio che possiamo distinguere dagli altri, perché dotato di qualità proprie. Al tempo stesso, le forme della vita sociale e le pratiche che un luogo permette sono incontestabilmente impregnate dei suoi caratteri.
Diventa pertanto impossibile separare il “luogo” da ciò in quel luogo accade e da ciò che in quel luogo vive. Il luogo si è così imposto per la geografia come la più piccola unità spaziale complessa di una società.

Ci dà una definizione di iper-luogo?
I nuovi processi di localizzazione creano ciò che chiamo iper-luoghi: l uoghi che mantengono ancora le caratteristiche tipiche del luogo, ma in forme esasperate dagli effetti della globalizzazione.

Dalla localizzazione, al flusso: il luogo, oggi, si caratterizza per questo “movimento”…
In questo senso, il luogo contemporaneo è un vero crocevia di linee di vita e di forme di azione. Oggi, come ci ha mostrato l’antropologo Tim Ingold, la linea è la figura chiave per comprendere il luogo contemporaneo. In questo quadro, chiamo iper-luoghi i luoghi contemporanei più spettacolari e più espliciti del funzionamento del mondo contemporaneo. Sono luoghi “iper” perché, osservandoli, possiamo capire la globalizzazione.

Lei usa il termine ancoraggio, non radicamento. C’è differenza?
“Radicamento” allude a una forma di stabilità in un luogo, inteso come “contenitore”, di cui noi saremmo il contenuto. “Ancoraggio”, invece, ci fa capire che anche questo “ancorarsi” è temporaneo, mobile, passeggero. Il concetto di “radicamento” ( enracinement, in francese) evoca poi un’altra questione: che cosa accade quando tiriamo via la radice? Moriamo. L’ancoraggio ( ancrage) evoca un’altra idea: quando leviamo l’ancora, partiamo.

Politica degli iper-luoghi

La seconda ragione è che in un iper-luogo siamo costretti a condividere, anche solo per un momento, spazio e tempo con gli altri: non possiamo sfuggire dal contatto con le differenze, cosa che invece possiamo fare sui social network. L’iper-luogo, mettendoci di fronte all’imprevisto, ci costringe a riflettere su ciò che siamo di sposti a condividere gli uni con gli altri. Per queste ragioni, credo che gli iper-luoghi siano spazi decisivi, oggi, per una vera riflessione politica sul senso del legame sociale e sulle forme che l’inclusione.

Il bisogno di aggregarsi e di fare insieme si rafforza nella misura in cui la mondializzazione si afferma. In un mondo di connessioni, un mondo che cresce in fluidità, in illimitatezza, in standardizzazione, gli individui e i gruppi sentono il crescente bisogno di moltiplicare le esperienze concrete di momenti di iper-luogo, ovvero di pratiche di spazio-tempo situat, in cui ciascuno sperimenta l’incontro.

Applicherei la stessa formula agli iper-luoghi: non c’è nulla di inumano in un iper-luogo, se non la nostra propria umanità. Possiamo non amare ciò che vediamo, possiamo non apprezzarlo ed essere molto critici. Ma ciò che vediamo negli iper-luoghi è ciò che siamo e ciò che ne sarà della nostra umanità, se non sapremo essere all’altezza della sfida.

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